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La fibromialgia e il mondo del lavoro: sono veramente compatibili?

Avere un impiego è considerato un diritto per gli uomini e le donne che vivono in questa società moderna ma purtroppo intraprendere le mansioni lavorative con normalità non è un lusso che tutti possiamo avere. Esiste una percentuale della popolazione che combatte ogni giorno con la difficoltà di condurre una vita normale. Le persone affette da fibromialgia riscontrano queste problematiche, la sindrome non è molta conosciuta, gli stessi medici non sono consapevoli di questa malattia, ciò fa sì che convivere con essa sia ancor più difficile. La sindrome si caratterizza per la percezione di dolore cronico generalizzato.

Per un paziente fibromialgico svolgere le attività quotidiane come stare in piedi, camminare, sedersi per lunghi periodi o alzarsi dal letto alla mattina rappresenta un problema. Il dolore percepito a volte risulta insopportabile, la vita quotidiana appare come una vera tortura provocata da ogni singolo movimento. 

Essendo considerata una sindrome non è solo poco conosciuta ma non esiste, ad oggi, un trattamento riconosciuto. La fibromalgia è una patologia incurabile ed invalidante a tutti gli effetti. 

Il Dottore Roberto Casale dal Comitato Scientifico AISF, ci parla dalla fibromialgia e il lavoro

La sindrome fibromialgica si caratterizza per un forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso associato a fatica muscolare, sonno non ristoratore che colpisce approssimativamente 1.5 – 2 milioni di Italiani di cui più del 90% sono si sesso femminile.

Il termine fibromialgia significa dolore muscolare e delle strutture connettivali fibrose (i legamenti e tendini). Il nome “sindrome” deriva dalla presenza di sintomatologie cliniche multiple e presenti nello stesso momento. I sintomi non sono subito riconosciuti e questo può portare alla prescrizione di trattamenti non adeguati che porta a una forma di disabilità con una riduzione della qualità di vita sia lavorativa che relazionare.

La fibromialgia nonostante colpisca un numero così elevato di persone (90% donne) non è ancora inserita nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), nonostante  la stessa commissione abbia dato parere favorevole.

Le difficoltà che un paziente fibromialgico incontra ogni giorno nel proprio ambiente lavorativo sono disparate e risapute. Solitamente la causa viene accreditata alla patologia ma in realtà ci sono vari fattori connessi. 

Spesso l’ambiente o le metodologie lavorative fanno si che la malattia si aggravi o stabilizzi. 

In un recente studio emerge un dato importante sul numero di giornate di malattia che vengono prescritte in un anno lavorativo: nonostante il dolore, il  36% delle pazienti affette da fibromialgia non ha preso malattia mentre il 12% si è assentato per lunghi periodi. 

Questo dato pone l’accento su due aspetti, la paziente fibromialgica “vuole” lavorare anche in presenza di dolori. I fattori che si possono incontrare spesso negli ambienti lavorativi come i carichi pesanti, l’esposizione a variazioni termiche e l’uso di strumenti vibranti non sembrerebbero essere determinanti per il congedo lavorativo.

Il secondo aspetto è invece correlato alla normale routine lavorativa: stress, rumorosità, spostamenti con i mezzi pubblici, monotorietà, problemi di avanzamento di carriera con mancanza di riconoscimento sono le causali correlate a congedi prolungati di malattia.

Sembrerebbe che i  fattori di rischio che portano la paziente che soffre di fibromialgia a periodi di congedo per malattia  siano legati più al posto di lavoro piuttosto che alle caratteristiche della malattia stessa. Questi dati sottolineano quindi come il problema del lavoratore fibromialgico possa essere mitigati, sia dal punto di vista della “sofferenza” legata alla malattia che dalle condizioni lavorative. Risulta scontato dire che bisognerebbe riorganizzare il lavoro, richiedono un intervento più strutturato che coinvolga differenti aspetti sanitari per l’identificazione dei fattori di stress e per un approccio terapeutico che sia modulato sulle esigenze del singolo paziente.

La mia vita nella fibromialgia.

Io sono Franchesca, ho 28 anni e ho ricevuto la diagnosi di fibromialgia 2 anni fa. Nel mio caso, i dolori della fibromialgia sono apparsi da quando avevo 14 anni, quando ho sentito che le mie ginocchia facevano dei rumori strani quando le flettevo e non riuscivo a muoverle senza sentire dolore dopo lunghe camminate. Sapevo che c’era qualcosa che non andava ma purtroppo non ho avuto delle risposte fino alla età di 26 anni.

Ogni paziente fibromialgico lotta ogni giorno con la mancanza di risposte ed anche di sostegno, sia da parte di alcuni medici che dalla maggior parte delle persone che lo circondano. La sfida più grande arriva nel momento in cui si decide di far ingresso nel mondo lavorativo. 

Lavorare rappresenta un’attività stressante che in molti risolvono con viaggi, uscite nel weekend o altre attività come lo sport. Nel caso dei pazienti  fibromialgici, le soluzioni non sono così numerose.  Lo stress subito da paziente affetto da fibromialgia, può comportare blocchi fisici, dolori disparati e crolli dal punto di vista psicologico. L’attività fisica non è una cosa che riescono a fare tutti, ciò comporterebbe uno sforzo tale che potrebbe avere ripercussioni di un certo tipo . I dolori a volte sono così forti che non ti permettono di uscire dal letto. Le lunghe giornate lavorative, sia svolgendo un lavoro d’ufficio o un lavoro fisico, possono aumentare la percezione di dolore con cui conviviamo noi fibromialgici. Tutte queste complicanze fanno sì che sia molto difficile trovare il lavoro giusto.

Un paziente fibromialgico avrebbe bisogno di lavorare con una flessibilità oraria che gli consenta di gestire le ore in base alla sua condizione fisica. L’ambiente di lavoro ottimale dovrebbe essere stimolante, senza stress eccessivo, dove non ci siano discussioni o situazioni che possano portare ad un crollo emotivo.

Alexarte supporta la ASIF

L’azienda Alexarte, in ricordo della giornata mondiale della fibromialgia, ha deciso di collaborare con l’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica AISF, per contribuire alla diffusione di realtà che vivono ogni giorno questa patologia. Il nostro principale cliente sono le donne e anche il nostro staff è molto vicino a questa tematica.

Parlandone possiamo contribuire a sensibilizzare e cercare di migliorare la condizione quotidiana di tutti coloro che soffrono di questa patologia. Ognuno di noi può fare un piccolo gesto, donando all’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica, insieme e uniti possiamo fare la differenza per tanti altri.

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Franchesca Quesada

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