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Skin Positivity nel mondo della moda

Di recente sui social sempre più frequentemente si sente parlare di Skin Positivity, un movimento che cerca di combattere i canoni di bellezza connessi all’esigenza di una pelle perfetta e priva di imperfezioni. Canoni dettati dal mondo della moda e ribaditi, con foto eccessivamente post prodotte o ricche di filtri, da influencer conosciuti in tutto il mondo. Ma cosa promuove questo movimento? Com’è nato e cosa vuol trasmettere? 

Che influenza hanno i Social Media sulla Skin positivity?

Il movimento skin positivity nasce sui social con l’obiettivo di accettarsi, oltre i canoni di bellezza tradizionali, imparando ad amare anche quei dettagli che ci rendono più insicuri. La perfezione non esiste e, cosa ancor più importante, non è necessaria!

Su Instagram o TikTok, sono di grande uso filtri che intervengono sul viso eliminando rossori, brufoli, discromie e pori dilatati o che addirittura modificano i tratti distintivi del volto. Utilizzandoli sembriamo impeccabili ma inevitabilmente irreali. I social spesso diventano quindi il nemico da combattere in termini di accettazione della propria bellezza, perché responsabili di imporre canoni ben precisi ma impossibili da raggiungere.

L’opinione altrui per molti resta di grande conto, c’è infatti chi si preoccupa del proprio aspetto agli occhi di sconosciuti, lo dimostrano le foto stesse che si vedono ogni giorno nella propria home, foto ritoccate in modo professionale o con l’utilizzo di effetti. I social quindi hanno portato a delle dinamiche che hanno avuto come risultato che sempre più utenti non si sentono rappresentati dall’estetica che viene proposta, vivendo i social come una limitazione della propria libertà, tanto da considerare l’idea di metterli da parte.

Secondo uno studio, il 60% degli inestetismi che creano il maggior imbarazzo sono acne e brufoli. Il movimento Skin positivity non vuole solo far sì che le persone si accettino al naturale ma vuole anche dare consigli non per apparire più belli agli occhi degli altri ma per prendersi cura di sé.

Si tratta di un vero e proprio percorso di accettazione, raccontato e condiviso da oltre 220mila post su Instagram, senza considerare tutti i contenuti presenti anche su piattaforme come Twitter o TikTok. Si è formata così una community dove trovare supporto o rubriche con suggerimenti per prendersi cura della propria pelle.

Come Alexarte pensa di fare parte dell’iniziativa?

Normalizzare piuttosto che stupirsi, mostrare piuttosto che nascondere, includere piuttosto che isolare. Ognuno di noi è unico, con tutte le sue caratteristiche e particolarità. Che siano nei, voglie o vitiligine ti rendono unico e ciò non può che essere un valore aggiunto invece di qualcosa che ti può penalizzare. Ogni cicatrice, discromia o brufolo descrivono qualcosa di te, qualcosa che hai vissuto sulla tua pelle e che può raccontare una storia.

L’obiettivo nostro come azienda è proprio questo, mostrare l’unicità e normalizzare ciò che noi tutti abbiamo provato. Solo sdoganando l’immagine della perfezione, della bellezza eterea, si potrà accettare appieno questo cambiamento. 

Testimonianze

Nel mondo della moda si sta avviando questa rivoluzione di skin positivity anche grazie a testimonial che hanno deciso di farsi promotori di questa evoluzione, nonostante per alcuni di loro non sia stato facile affrontare queste diversità.

Fulvia (35 anni) ci racconta che ha scoperto di avere la vitiligine quando aveva solo dodici anni: “In età preadolescenziale ti rendi conto di avere qualcosa che altri non hanno, un qualcosa di antiestetico che gli altri bambini guardavano e giudicavano. Crescendo l’ho fatta diventare un valore aggiunto, un qualcosa di unico”.

Sara (25 anni, @averelacne) crede che normalizzare tutte le condizioni cutanee, sia una cosa oltre che bellissima, essenziale e ci dice: “spesso i social, ancora oggi, non vedono ancora di buon occhio alcune realtà”, facendoci capire come sia fondamentale attuare campagne di questo genere.

Fabiana invece ci racconta il suo desiderio di un mondo più inclusivo dove si possano vedere come modelle/i sulle copertine persone comuni con particolarità uniche, proprio come la sua, la vitiligine.

I nostri testimonial si sono fatti promotori e hanno deciso di parlarne apertamente senza vincoli o barriere aiutandoci a sdoganare una realtà illusoria. Vivere questa situazione fa nascere consapevolezze e amare la propria pelle significa anche imparare a comprenderla, prendendosene cura. 

Vi invogliamo a seguirci sulle nostre diverse piattaforme per scoprire come far parte insieme a noi del cambiamento che vogliamo intraprendere, con la grande volontà di combattere per un mondo più inclusivo.

Amatevi, vogliatevi bene, guardatevi allo specchio e dite a voi stessi “sono la versione migliore di me stess*”.

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Elena

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